Contributi volontari per la pensione: quando e come versarli

Cosa sono i contributi volontari?

Il lavoro precario e i licenziamenti non annunciati, nella maggior parte dei casi legittimati da riforme che poco tutelano il cittadino medio, sono certamente due delle tante piaghe del ventunesimo secolo.

 

Tanto che può capitare, a ridosso dell’età pensionabile, che un dipendente si ritrovi all’improvviso senza più un’occupazione che gli permetta di vivere dignitosamente e in totale autonomia. In queste circostanze non si perde solo lo stipendio e talvolta la dignità, ma anche la possibilità di raggiungere come da tempo auspicato l’agognato obiettivo: la pensione.

Nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa per un motivo o per un altro, anche il versamento dei contributi presso l’istituto di previdenza viene ovviamente a mancare. I tempi per il raggiungimento della soglia minima di contributi mensili necessari per tagliare il traguardo della pensione si allungano dunque inesorabilmente, spesso compromettendo delle situazioni familiari già di per sé piuttosto critiche.

Esiste tuttavia un modo per ovviare a questo problema e per contenere gli effetti della cessazione del rapporto di lavoro: ci riferiamo ai contributi volontari, che rappresentano un ottimo paracadute nel caso in cui l’obiettivo della pensione sia particolarmente vicino.

Si tratta di un’alternativa che richiede però uno sforzo finanziario non indifferente che non tutti, purtroppo, hanno la possibilità di compiere, men che meno quando si perde inaspettatamente il lavoro: in assenza di un’entrata fissa mensile, versare da sé i contributi presso l’istituto di previdenza di appartenenza è in effetti un “lusso” per pochi.

Non resta che capire come si debba muovere chi abbia l’opportunità di farlo.


Come versare in autonomia i contributi volontari per la pensione?

Per versare i contributi volontari è necessario intraprendere quella che in gergo si chiama prosecuzione volontaria. Si tratta sostanzialmente di una polizza assicurativa che permette di salvare i contributi che sono stati versati negli anni dai datori di lavoro presso i quali è stato prestato servizio e di raggiungere così la pensione nei tempi previsti dalla legge, senza che l’agognato traguardo slitti ulteriormente.

La procedura è aperta a tutti i lavoratori regolarmente iscritti all’Inps, siano essi dipendenti oppure autonomi: erano esclusi, un tempo, quelli pubblici, ma una riforma recentemente vagliata ne ha permesso il reintegro nell’elenco degli aventi diritto. Per potervi accedere è necessario presentare presso l’Istituto nazionale di previdenza sociale l’apposita richiesta: solo una volta ottenuta la relativa autorizzazione sarà possibile iniziare a versare da sé i contributi volontari utili per il raggiungimento della pensione.

Vi sono ovviamente dei requisiti di cui è necessario essere in possesso per poter accedere alla prosecuzione volontaria: l’autorizzazione viene concessa solo ed esclusivamente a quanti abbiano percepito almeno 3 anni di contributi nel quinquennio immediatamente precedentela presentazione della richiesta.

Saranno vagliate dall’Inps, invece, le posizioni di coloro i quali pur non rispettando questo requisito abbiano comunque maturato un minimo di 5 anni contributivi nella propria carriera lavorativa: essere ammessi sarà in tal caso più difficile ma non del tutto impossibile.

Nel momento in cui la domanda viene accolta dall’Inps, l’autorizzazione avrà decorrenza quasi immediata: si potrà iniziare a versare i contributi volontari a partire dal primo sabato successivo al giorno di presentazione della domanda.

Un discorso a parte va invece fatto per artigiani e commercianti, che dovranno invece attendere il primo giorno del mese successivo.

La contribuzione volontaria non potrà naturalmente riguardare periodi temporali pregressi che vadano oltre il semestre che precede la data di autorizzazione da parte dell’istituto di previdenza.


Qual è la cifra da versare per la prosecuzione volontaria?

L’importo da versare è legato alla retribuzione media percepita nell’ultimo anno di lavoro. L’aliquota è la stessa che il sistema impone per la contribuzione obbligatoria, ragion per cui chi decide di versare da sé i contributi volontari dovrà corrispondere all’Inps la stessa somma che avrebbe dovuto versare il datore di lavoro nel caso in cui il rapporto non fosse stato cessato.

I contributi volontari hanno dunque un valore pari a quello dei contributi obbligatori. Non si versano mensilmente ma al termine di ogni trimestre, laddove il mese solare inizi nel primo sabato immediatamente successivo all’autorizzazione da parte dell’Inps.